Bruce a Trieste: in cima a Molo Audace ascoltando il richiamo della Bora

 

Il molo

Per me al mondo non v’ha un più caro e fido
luogo di questo. Dove mai più solo
mi sento e in buona compagnia che al molo
San Carlo, e più mi piace l’onda e il lido?
…..
(U. Saba w1-4)

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Nei versi di Saba, forse, c’è modo migliore di spiegare in breve cosa rappresenti per chi vive in città – non necessariamente un triestino – questo Spazio che non è solo un molo panoramico dalla vista mozzafiato in pieno centro città.
E anche chi viene da fuori, lo nota immediatamente: un molo lungo 246 metri, a pochi passi da Piazza Unità d’Italia. Un posto che spinge al passeggio anche il più pigro, il molo chiama. Ad ogni modo, qui potrete osservare la città e la sua magnifica piazza affacciata sul mare, ma anche moltissimi altri palazzi storici della rive: La chiesa di San Nicola, il Palazzo Carciotti (quello con la caratteristica cupola), il Palazzetto Rosso di Berlam, e molti altri.

Un po’ di storia

1200px-Molo_Audace_1854Nel 1740 affondò nel porto di Trieste, vicino alla riva, la nave San Carlo. Invece di rimuovere il relitto, si decise di utilizzarlo come base per la costruzione di un nuovo molo, che venne costruito tra il 1743 ed il 1751 e fu intitolato appunto a San Carlo – primo nome del molo. Allora il molo era più corto di come si presenta oggi; misurava infatti solamente 95 metri di lunghezza ed era unito a terra tramite un piccolo ponte mobile di legno. Al molo san Carlo attraccavano allora sia navi passeggeri che navi mercantili, con gran movimento di persone e di merci.

Nel 1778 venne allungato di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132 metri, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 246 metri. Anche il ponte venne eliminato, congiungendo il molo direttamente alla terraferma.

Il 3 novembre del 1918, alla fine della prima guerra mondiale, la prima nave della Marina Italiana ad entrare nel porto di Trieste e ad attraccare al molo San Carlo fu il cacciatorpediniere Audace, la cui ancora è ora esposta alla base del faro della Vittoria. In ricordo di questo avvenimento, nel marzo del 1922il molo venne ribatezzato, con l’attuale nome, Audace, ed all’estremità del molo stesso nel 1925 venne eretta una rosa dei venti in bronzo, con al centro una epigrafe che ricorda l’approdo, e sul fianco la dicitura “Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV”. La rosa, sorretta da una colonna in pietra bianca, sostituì una precedente rosa dei venti tutta in pietra. La data MCMIL incisa sulla colonna ricorda il ripristino della stessa dopo il danneggiamento subito durante la seconda guerra mondiale.

Nel tempo, con lo spostamento dei traffici marittimi in altre zone del porto, il molo Audace perse progressivamente la sua funzione mercantile. Oggi, durante tutto l’anno vi attraccano saltuariamente solo imbarcazioni di passaggio, e solo per una settimana all’anno lo potrete vedere completamente costeggiato da imbarcazioni a vela attraccate l’una al fianco dell’altra, durante la Barcolana!

Il molo è rimasto così un frequentato luogo di passeggio, una passerella protesa sul mare dall’indubbio fascino, che completa la passeggiata sulle rive ed in piazza Unità d’Italia. Se siete fortunati potreste godere di una giornata di sole e bora.

La bora

Trieste e la bora, un binomio inscindibile. Trieste è la città della bora e la bora è il vento di Trieste.

La bora è un vento catabatico, che soffia nel golfo di Trieste con direzione E-NE. È un vento discontinuo, soffia cioè a raffiche (refoli) alle volte molto forti.
La bora a Trieste viene chiamata bora scura in presenza di cielo coperto, pioggia o neve oppure bora chiara se il cielo è sereno.

Quando arriva, Trieste si risveglia percorsa da un fremito intenso. I triestini la amano e la soffrono ma non possono stare senza e se manca la invocano. È un elemento essenziale per questa città forse perché scatena emozioni vere, totalizzanti, intense di fronte alle quali pochi possono restare indifferenti.
La luce diventa cristallina, il mare schiaffeggiato acquista riflessi e sfumature incredibili! Se è invernale, le sue sferzate ti lasciano senza fiato, il suo ululato ti dà la misura della sua intensità: insomma è energia allo stato puro, e pare quasi che tu possa incamerarla, assorbirla.

Molti dicono che i triestini sono tutti matti perché hanno la bora. Certo è che se non ci fosse sarebbero diversi. La bora di sicuro agita le menti, elettrizza, non a caso imborezà  è un termine dialettale che indica un soggetto agitato ma non in senso negativo, perché la bora è allegria, è leggerezza, è bellezza assoluta.

Trieste – e in particolare Molo Audace – sferzata dalla bora è di una bellezza unica!

Scrittori e poeti di ogni genere hanno dedicato versi, brani a questo vento, quasi fosse un personaggio in carne ed ossa, ma in effetti forse è ancora di più, è il respiro di Trieste.

Da Discover Trieste, Cose da fare / We Are Trieste / La bora

img_gallery2Curiosità:

Esiste a Trieste un “Museo della Bora” – Il Magazzino dei Venti • Progetto BORA Museum ® È Lo spazio del vento e della fantasia

Inaugurato nel 2004, più che un museo, è uno spazio curioso. È il laboratorio, la vetrina di un’idea: quella di creare a Trieste il Museo della Bora e del Vento. La bora è una delle caratteristiche più famose della città, e merita di essere celebrata in un posto speciale che prima o poi nascerà. Questo luogo vuole essere un “museo in progress” per prendere confidenza con il Progetto Bora Museum, in una dimensione intima e raccolta. È il museo “in piccolo”.
Se non siete di Trieste è un logo da verdere anche in compagnia dei più piccoli: http://www.museobora.org/

 

 


Le meravigliose tavole di Fabrizio Di Nicola, in arte Pluc, ci accompagneranno in questa fantastica edizione 2016, con Bruce alla scoperta della nostra splendida Trieste!

● BIO: Fabrizio Di Nicola e Marco d’Angelo sono rispettivamente, disegnatore e sceneggiatore di Bruce Springsteen – Spiriti nella notte, una biografia a fumetti di Bruce Springsteen, il boss della musica rock. Una cavalcata attraverso la sua vita, i suoi successi e i suoi momenti bui; una scorrazzata attraverso le strade del New Jersey, tra corse automobilistiche e locali fumosi.

● QUANDO: Non solo i suoi fumetti –  sabato 23 aprile alle 15:00, ci sarà la presentazione del libro presso lo Stabilimento Ausonia

 

Bruce a Trieste: due inevitabili passi lungo Canal Grande e un saluto a Joyce

 

Il Canal Grande

Realizzato fra il 1754 e il 1766 da Matteo Pirona, il Canal Grande, era uno degli elementi cardine del nuovo piano urbanistico che ha portato alla costruzione del Borgo Teresiano.

Nella zona occupata oggi dal Borgo Teresiano (da corso Italia a piazza della Libertà) un tempo c’erano le saline. L’area è stata interamente bonificata, ma i canali perpendicolari alla banchina furono oggetto di ampi studi. Si pensava infatti di escavarli maggiormente per ampliare la superficie navigabile della città e facilitare il carico/scarico delle merci direttamente dai magazzini fatti erigere sulle sponde, ma il progetto venne poi abbandonato e il Canal Grande rimase l’unico canale della città.

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Successivamente nel 1934 la parte finale del canale venne interrata con i materiali di risulta delle demolizioni attuate nelle zone del ghetto e di ciittà vecchia. Sul fondo del Canale giace anche una piccola nave torpediniera.

Il Canale è stato uno dei centri nevralgici della Trieste dell’Emporio. Lungo le sue sponde si affacciano tutt’ora i palazzi dei mercanti che hanno fatto grande la città, piazze, chiese e caffè storici: palazzo Gopcevich – oggi sede del Museo Teatrale Schmidl e della Fototeca dei Civici Musei, palazzo Carciotti, piazza Ponterosso, piazza Sant’Antonio, sorta sulla parte interrata nel 1934, la chiesa Serbo Ortodossa di San Spiridione e la chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, e lo storico Caffé Stella Polare.

Il Canale era originariamente attraversato da 3 ponti, un tempo girevoli per permettere l’entrata dei bastimenti (ponte bianco, ponte rosso e ponte verde), di questi oggi rimane solo il Ponte Rosso. Recentemente è stata realizzata anche una passerella pedonale – Passaggio Joyce o Ponte Curto – così chiamato dalla città per un presunto errore di misurazione della larghezza. In un momento di goliardia alcuni spiritosi cittadini hanno simulato pure un tiro alla fune per avvicinare le due sponde del canale.

Da Discover Trieste, Cose da fare / We Are Trieste / Canal Grande

 

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La statua di Joyce

Sul Ponte Rosso è stata posizionata nel 2004 la statua di James Joyce (realizzata dallo scultore triestino Nino Spagnoli in occasione del centenario dell’arrivo di Joyce a Trieste), ed è infatti proprio in piazza Ponterosso che si affaccia il palazzo sede della Berlitz School fondata dallo scrittore irlandese.

Itinerario Joyce

Se avete piacere di fare un giro alla scoperta di Trieste seguendo qualche itinerario, sfruttare gli itinerari di Joyce potrebbe essere molto interessante perché permettono di scoprire gran parte dei luoghi più suggestivi della città ma anche quelli meno usuali anche per i triestini stessi.

Sul sito del Museo dedicato a Joyce potrete trovare mappe e spunti facilmente consultabili su ben 21 punti di interesse cittadino.

http://www.museojoycetrieste.it/itinerario-joyce/

 

 


Le meravigliose tavole di Fabrizio Di Nicola, in arte Pluc, ci accompagneranno in questa fantastica edizione 2016, con Bruce alla scoperta della nostra splendida Trieste!

● BIO: Fabrizio Di Nicola e Marco d’Angelo sono rispettivamente, disegnatore e sceneggiatore di Bruce Springsteen – Spiriti nella notte, una biografia a fumetti di Bruce Springsteen, il boss della musica rock. Una cavalcata attraverso la sua vita, i suoi successi e i suoi momenti bui; una scorrazzata attraverso le strade del New Jersey, tra corse automobilistiche e locali fumosi.

● QUANDO: Non solo i suoi fumetti –  sabato 23 aprile alle 15:00, ci sarà la presentazione del libro presso lo Stabilimento Ausonia

 

Bruce a Trieste: tra Scala dei Giganti e i vicoli di città vecchia

Continua questo nostro giro alla scoperta di Trieste assieme al nostro amatissimo Bruce uscito dalla penna di Pluc!

Forse un po’ di malinconia ha momentaneamente preso il sopravvento sulla band imboccando questa scalinata decisamente suggestiva che porta al colle più famoso di Trieste, San Giusto col suo castello, la Cattedrale e il complesso di resti romani. Una scalinata un po’ bistrattata dai classici giri in città per la sua posizione, ma che rimane un interessante punto di osservazione per una passeggiata attraverso la città.

Scala dei Giganti, Trieste, Calling the boss, Biagi

La Scala dei Giganti

è un opera in stile neoclassico, posta tra Piazza Goldoni e Via del Monte, eretta tra il 1905 e il 1907, sale al colle di Montuzza ed è opera degli architetti Ruggero e Arduino Berlam [A questo stesso architetto dobbiamo moltissime altre opere cittadine molto più conosciute, tra cui la Sinagoga e il Faro della Vittoria]. La scala è un susseguirsi di archi, scalinate, rampe, zampilli d’acqua e richiami alla natura carsica della città.

Scala dei Giganti, Trieste, Calling the boss, Biagi

 

Arte e letteratura tra i vicoli di città vecchia.

A differenza di maggior parte delle città italiane, a Trieste non fiorì né il Rinascimento né il Barocco e il cuore della città è costituito dal borgo medioevale, un piccolo universo mercantile che dialoga con la città moderna voluta dall’Impero Austroungarico dopo la pace con i Turchi nel 1717.

È da allora che un piccolo borgo di pescatori, in continuo conflitto con la vicina Venezia, comincia a diventare importante per l’Impero Austroungarico che, non senza momenti difficili e contraddittori, lo trasformerà in una grande città.
Particolarmente interessante risulta allora quest’itinerario tra i vicoli di città vecchia, che abbraccia la città romana con l’arco di Riccardo e il borgo medioevale, come piazzetta Trauner, sede del primo ghetto ebraico.
E poi alcuni esempi neoclassici come la deliziosa chiesetta anglicana e la bellissima Rotonda Pancera.
Infine la città ottocentesca con i palazzi dei commercianti triestini come la residenza del barone Revoltella, le sue istituzioni pubbliche, come la palestra Cobolli e palazzo Biserini, sede del museo di storia naturale e della biblioteca civica. Infine alcuni esempi di architettura liberty, come le case Mosco. 

Un percorso storicamente ricco di suggestioni e di angoli pittoreschi, sospeso tra i vicoli e le piazzette della città medioevale e i più ampi spazi della città moderna.
Un percorso non solo architettonico, ma anche letterario, da accompagnare con i testi dei principali scrittori triestini come Saba e Svevo, oppure da coloro che, passando per Trieste, ne hanno fatto riferimento nei loro scritti, come Ivo Andric.

Da Discover Trieste, Cose da fare / Itinerari / Gli itinerari di ScopriTrieste / Tra i vicoli di città vecchia

 

 

La canzone da cui è tratta la vignetta l’avrete riconosciuta … è My hometown, ascoltiamola in questa versione con Clarence Clemons

 


Le meravigliose tavole di Fabrizio Di Nicola, in arte Pluc, ci accompagneranno in questa fantastica edizione 2016, con Bruce alla scoperta della nostra splendida Trieste!

● BIO: Fabrizio Di Nicola e Marco d’Angelo sono rispettivamente, disegnatore e sceneggiatore di Bruce Springsteen – Spiriti nella notte, una biografia a fumetti di Bruce Springsteen, il boss della musica rock. Una cavalcata attraverso la sua vita, i suoi successi e i suoi momenti bui; una scorrazzata attraverso le strade del New Jersey, tra corse automobilistiche e locali fumosi.

● QUANDO: Non solo i suoi fumetti –  sabato 23 aprile alle 15:00, ci sarà la presentazione del libro presso lo Stabilimento Ausonia

 

Bruce a Trieste: un giro sul Tram per scoprire l’altipiano e le osmize!

 

Il Boss continua a farsi vedere in città … nei fumetti di Pluc! 😀

Strano fenomeno atmosferico in centro città nei giorni scorsi, pur essendoci il sole c’era la nebbia, un’evento abbastanza raro da queste parti dove notoriamente soffia sempre un po’ di brezza. Il modo migliore per godersi il sole era quindi salire … salire in CarsoIl Carso, territorio da scoprire ] e magari godersi un pranzo all’aperto in una delle tante osmize aperte in questa stagione. Il modo più suggestivo per arrivare all’Altipiano carsico è senza dubbio affidarsi al tram!

Il tram

La tranvia di Opicina, o “tram de Opcina” in dialetto triestino e “Openski tramvaj” in sloveno, è ormai una delle attrazioni turistiche della città di Trieste, ma è una linea tranviaria interurbana panoramica gestita dalla Trieste Trasporti che viene quotidianamente utilizzata anche dai pensolari triestini per raggiundere l’abitato di Opicina, anche grazie alla possibilità di caricarci su la bicicletta.

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“Caratteristica unica in Europa è quella di possedere un tratto di circa 800 m in forte pendenza (fino al 26%) lungo il quale le vetture vengono spinte (in salita) o trattenute (in discesa) da carri vincolati ad un impianto funicolare. Il servizio, classificato come linea 2, presenta un percorso urbano nel centro di Trieste (a livello del mare) e una tratta interurbana di collegamento con la frazione di Villa Opicina sull’altopiano del Carso, a 329 m s.l.m.; in funzione dal 9 settembre 1902, è lunga poco più di 5 km.”

“Si tratta di una trenovia unica nel suo genere, in funzione a Trieste fin dal 9 settembre 1902, che collega il centro di Trieste ad Opicina, nel Carso triestino.

Se vuoi fare una splendida gita fuori porta percorrendo una tratta suggestiva e panoramica, allora prendi il tram e non te ne pentirai! Ti consigliamo di scendere all’altezza dell’Obelisco intitolato a Francesco I d’Austria e farti una bella passeggiata sulla strada Napoleonica.

Verrai portato su, lungo una ripida pendenza, grazie ad alcune motrici che spingono il tram (in salita) o lo trattengono in discesa tramite un impianto a funicolare.

Il tragitto è lungo circa 5 km, con un dislivello di 329 metri e con una pendenza massima del 26%.” 

Dal sito Discover Trieste, Cose da fare / We Are Trieste / Tram di Opicina

Ma le osmize cosa sono?
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Ve lo lasciamo raccontate da questo editoriale  “OSMICA: L’AGRITURISMO DAL 1784 AI GIORNI NOSTRI”, di G. Iazeolla, in Scuola Europea Sommelier, n°1 anno III, Maggio-Luglio 2014
“Oggi ti porto a mangiare in osmica”. “Osmi….?? Cos’è???”

Così è cominciato il mio incontro con l’osmica (si pronuncia osmìza, con l’accento rigorosamente sulla i, spesso lo troverete scritto così, in “italiano”). Mi trovavo in terra giuliana, nello splendido Carso, sopra Trieste, in compagnia di una giuliana “dura e pura”, alla quale devo gran parte delle notizie di questo breve articolo. Le osmize oggi sono dei punti di ristoro, per certi versi molto simili agli agriturismi che tanto vanno di moda da qualche decina d’anni nel resto d’Italia, caratteristici dell’altipiano carsico che domina la città di Trieste. Devono essere considerate un vero e proprio patrimonio storico e culturale locale, e tali le considera la gente del Carso. La loro origine viene fatta risalire al 1784, quando l’imperatore Giuseppe II d’Asburgo emanò un editto con cui consentiva ai contadini la vendita a terzi dei prodotti di propria produzione. Le fattorie che intendevano vendere i loro prodotti dovevano esporre una frasca (pena la confisca dei prodotti messi in vendita), che tutt’oggi è l’elemento caratterizzante l’osmica.
La frasca è ricavata da un tipo di edera sempreverde (uguale e riconoscibile sempre per tutto l’anno), la selvatica Hedera Helix che anticamente era il simbolo di Dioniso. L’etimologia del nome osmica, pare debba essere fatta risalire al termine sloveno “osem” (otto), ovvero i giorni in cui era consentita la vendita al pubblico dei prodotti che la legge asburgica, molto rigorosa, prevedeva. Oggi invece i regolamenti comunali sono più permissivi a riguardo. In ogni caso le osmize non hanno giorni di apertura fissi o periodi prestabiliti, ed è molto complesso riuscire a seguire le varie aperture, ma il bello è anche quello, “scoprire” di volta in volta quale osmica è aperta, e comunicarlo agli amici. Diventa un’occasione per incontrarsi e bere un “calice”.
Nelle osmize troverete un’atmosfera informale dell’ambiente familiare, infatti la conduzione non prevede lavoratori dipendenti. I profumi e i sapori sono netti, assoluti, senza compromessi, sia riguardo al cibo che al vino. Non aspettatevi piatti cucinati, menù, calici da degustazione (stonerebbero non poco), bottiglie stappate. Uova sode con pepe e sale (un obbligo, in pratica se non le chiedi sanno subito che sei uno “di fuori”), le vecchie e più semplici osmize avevano solo questo e qualche salume. Sul Carso (Kras – Krast), in origine, la produzione di salumi era ricca e finiva in vendita quasi tutta in città (Trieste), ai “signori”, solo le eccedenze finivano in osmica, restavano i prodotti meno pregiati. Oggi è esattamente il contrario. Salame, salame de lardo, ossocollo (soppressa), ombolo (spalletta) con la rucola selvatica e formaggio stagionato in scaglie, prosciutto crudo, prosciutto cotto, prosciutto rosto (arrosto, cotto intero nella pasta di pane, una delizia assoluta), crodighin (salsiccia stagionata), panzeta (pancetta), panzeta rosta.  “Tutto” più kren (rafano) e senape. Sottaceti (olive, pomodorini, cetrioli, peperoni, cipolline). Formaggio latteria con finocchietto e olio e formaggio di fossa, più raro da trovare. Sì, vi arriva a tavola un tagliere con tutto questo ben di dio insieme. L’ordinazione l’avrete fatta voi al banco (ovviamente io non sarei stato in grado di ordinare nulla, si parla rigorosamente la lingua del luogo). Se vi rimane ancora spazio nello stomaco ci sono anche i dolci: ricottina noci e miele; strucolo (strudel) di mele o ricotta; crostata; palačinke (una sorta di crepes) con marmellata “domacia” (di “casa”); kipfeletti (impasto  di patate fritto e servito con zucchero a grani grossi). Il vino. Solo sfuso, servito in quarto, mezzo litro e litro, in caraffa. I bicchieri sono di vetro, di quello grosso, spesso, senza gambo. Non potrebbe essere diversamente. Troverete i vini tipici del Carso: la vitovska, la malvasia, il prosecco (non spumantizzato) e il terrano, unico vino rosso, perciò basterà ordinare la quantità desiderata di “nero”, non serve specificare altro. Quest’ultimo è il vino rosso che si beve nel Carso, insieme alla terranella, difficilmente troverete altro. È un vino che non incontra il gusto personale di chi scrive, ma che si abbina perfettamente ai piatti locali. Merita, senza dubbio, di essere gustato, alla fine di tutto, il pelincovec. Non lo troverete sempre, si tratta di un infuso di assenzio in alcol. Lo servono con il ghiaccio e una fetta di limone. Straordinario. Il ghiaccio non è una risorsa “moderna” per il Carso, infatti, quest’ultimo, prima dell’avvento dei frigoriferi, produceva il ghiaccio per poter conservare i cibi, e veniva mandato, su carri di fieno, a Trieste e nei paesi dove si pescava come Kriz (Santa Croce), Kontovel (Contovello) e Nabrezina (Aurisina). L’osmica è diventata un tappa quasi obbligatoria ogni volta che mi trovo nel Carso triestino: si tratta di un incontro, senza filtri, con quella magica terra, attraverso la sua gente, i suoi profumi e i suoi sapori.

 

Un piacevole aneddoto sulla scelta della vignetta nel fumetto, è tratto da no surrender, non a caso canzone anch’essa sull’amicizia, filo conduttore dell’edizione 2016 del festival Calling The Boss), il richiamo di Bruce, noto ai fan, per chiamare Steve Van Zandt dalla E Street Band a duettare con lui.
… al 3′ 50”

“C’mon steve!”

 


Le meravigliose tavole di Fabrizio Di Nicola, in arte Pluc, ci accompagneranno in questa fantastica edizione 2016, con Bruce alla scoperta della nostra splendida Trieste!

 

● BIO: Fabrizio Di Nicola e Marco d’Angelo sono rispettivamente, disegnatore e sceneggiatore di Bruce Springsteen – Spiriti nella notte, una biografia a fumetti di Bruce Springsteen, il boss della musica rock. Una cavalcata attraverso la sua vita, i suoi successi e i suoi momenti bui; una scorrazzata attraverso le strade del New Jersey, tra corse automobilistiche e locali fumosi.

● QUANDO: Non solo i suoi fumetti –  sabato 23 aprile alle 15:00, ci sarà la presentazione del libro presso lo Stabilimento Ausonia

 

Bruce a Trieste: un tuffo al Pedocin!

È stato avvistato il Boss in città!
A quanto pare sta scorrazzando per Trieste … nei fumetti di Pluc! 😀

Oggi Bruce, nonostante l’aria sia appena primaverile e il sole sia velato, ha fatto una capatina in pausa pranzo a prendere il sole al mare, come fanno i triestini. Ha chiesto informazioni per un posto che non fosse troppo in vista … a quanto pare gli è stato indicato in un posto un po’ speciale per i Triestini: El Pedocin!

Per chi non lo conoscesse già per fama, il bagno pubblico Lanterna, conosciuto amichevolmente come El Pedocin, è periodicamente al centro delle cronache curiose di mezzo mondo. Progettato a fine ottocento e inaugurato nel 1903, la “Lanterna” è l’unico stabilimento in Europa ad essere ancora diviso per uomini e donne (con bambini fino ai 12 anni).
Grande motivo di stupore per i non locali che davanti a tale separazione spesso di primo impatto inorridiscono sconcertati, ma non fanno i conti con l’aperta mentalità fortemente radicata a Trieste. Dovete, invece, quel muro non lo vorrebbe far abbattere assolutamente nessuno, anzi a sua difesa si erge forse l’unica profonda unanimità cittadina.

“Il motivo per cui i triestini sono così tanto legati a questa divisione secondo molti non è quello che si potrebbe immaginare: non è una questione di “bigotteria” (parola che loro stessi usano quando tentano di spiegare perché quel muro è così importante) ma al contrario di libertà. La divisione della spiaggia per sessi – di una sola spiaggia, peraltro, dentro un’offerta generale di spiagge aperte a tutti – sarebbe banalmente una possibilità in più per i bagnanti di fare quello che vogliono.” 

Da Il Post, 3 agosto 2015


Ognuno può liberamente esibire tutti i difetti fisici, e veder abbattuto qualsiasi eventuale pudore sia da una parte che dall’altra del muro … e chiacchierare in santa pace! Per stare assieme c’è sempre tempo e spazio, già a due passi dall’ingresso quando le coppie spesso si ritrovano a bere una bibita fresca o mangiare un gelato, per poi tornare a godersi le amiche da una parte e gli amici dall’altra. Il modo migliore per raccontarvi questo luogo è lasciar parlare immagini e parole.

Il testo qui di seguito è tratto dal progetto fotografico “Pedocin” di Alba Zari e Sharon Ritossa, che va ad indagare questo spazio unico attraverso le immagini.  > Pedocin

“Uno stabilimento balneare diviso tra uomini e donne in pieno centro a Trieste. Una casta tradizione nata sotto l’Impero Asburgico, che ha resistito nel tempo, nonostante i cambiamenti di bandiera (della città) e della morale (dei cittadini). La popolarità de “La Lanterna”, chiamato affettuosamente “Pedocin” dai triestini, mette in luce ancora una volta la proverbiale bizzarria degli abitanti del capoluogo giuliano. In tempi in cui la spiaggia è teatro per eccellenza di sensuali giochi di sguardi tra uomini e donne, i rossoalabardati preferiscono la divisione, la tranquilla familiarità della compagnia maschile per i maschi e femminile per le femmine.
Il progetto fotografico ha come tema centrale il dualismo: due fotografe (donne) si avventurano in uno spazio diviso da un muro. A separare i due settori, più invalicabile del muro di mattoni, vi è quello delle differenze di genere: le donne, finalmente libere dall’asfissiante necessità di apparire belle ed attraenti per la controparte maschile, si fanno sorprendere da scatti rubati, ma non a sbirciare di nascosto cosa accade dall’altra parte.
Gli uomini, invece, ravvivati dalla cameratesca compagnia maschile, scrutano spesso e volentieri l’orizzonte rosa da cui li separa una cortina di sovietica
memoria, posando a proprio agio di fronte alle sole donne a cui è stato concesso l’ingresso: le giovani fotografe. Le signore del Pedocin divengono oggetto dello sguardo, i signori soggetto.
Il dualismo degli spazi, delle dinamiche sociali ed emotive, del binomio soggettività/oggettività, non po- teva non ripresentarsi anche nella tecnica fotografica. Due i mezzi utilizzati: da un lato, una fotocamera digitale, piccola, discreta, in grado di riprendere agilmente l’istantaneità, il momento. Dall’altro
una macchina fotografica analogica, grande, pesante, che costringe a lunghi tempi di sviluppo e stampa, rendendo necessario un approccio ai soggetti più
diretto e paziente. “Posso farle una foto?” è il fulmine a ciel sereno che squarcia la tranquillità di chi credeva di potere passare una giornata senza preoccuparsi di come apparire. In tempi di immagini sempre più banali e standardizzate, la fotografia torna ad essere un punto di rottura.”

Un altro estratto breve da un post di una “frequentatrice tipo”:

“Guardandomi attorno ho constatato che era tutto come sempre. Come lo scorso anno, come l’anno precedente ancora e probabilmente come cento anni fa…. Io forse un po’ più grassa e flaccida, ma vabbe’, fa niente, sono in buona compagnia.
Mamme con bambini, anziane signore già perfettamente abbronzate, nonne, bisnonne, studentesse_ le si riconoscono dal pallore e dai libri che si portano dietro pensando, come ho sempre fatto anch’io quando ero all’università, che si possa studiare anche per osmosi_ prof. , commesse, avvocati, notai…. di tutto e di più.

Tutte spogliate dei vestiti e delle loro sembianze sociali, tutte uguali e sullo stesso piano, per un’ora o una mezza giornata sotto il sole e davanti al mare. Questo è il bagno “La Lanterna”, il cosiddetto “pedocin“, stabilimento balneare unico in Italia su oltre 7.000 km di costa, a 500 metri dal centro di Trieste.”

Tratto da: http://www.goodmorningtrieste.it/il-pedocin/, breve racconto !


Le meravigliose tavole di Fabrizio Di Nicola, in arte Pluc, ci accompagneranno in questa fantastica edizione 2016, con Bruce alla scoperta della nostra splendida Trieste!

 

● BIO: Fabrizio Di Nicola e Marco d’Angelo sono rispettivamente, disegnatore e sceneggiatore di Bruce Springsteen – Spiriti nella notte, una biografia a fumetti di Bruce Springsteen, il boss della musica rock. Una cavalcata attraverso la sua vita, i suoi successi e i suoi momenti bui; una scorrazzata attraverso le strade del New Jersey, tra corse automobilistiche e locali fumosi.

● QUANDO: Non solo i suoi fumetti – ci sarà la presentazione del libro, sabato 23 aprile alle 15 – Stabilimento Ausonia

 

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